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MERCURI VIRGILIO
Nato a Montottone (AP) fra i Sibillini e
il mare, ha aperto gli occhi sulle dolci colline marchigiane
riempiendoli dei suoi colori. Il verde tenero delle primavere, il
bruno concreto dei campi arati, l'azzurro fra il cielo e mare, il
giallo caldo delle messi mature, il viola sfumato delle distanti
montagne. Tutti questi colori li rivede trasparenti, concreti,
immutabili nella maiolica: il verde ramina, il bruno ferraccia,
l'azzurro cobalto, il giallo antimonio e il viola manganese. Della
tecnica ceramica per riprodurli e fissarli s'impossessa da solo, ché
le necessità della vita non consentono apprendistato di bottega, né
l'ausilio della scuola d'arte. La malia delle ceramiche della vicina
Castelli lo cattura. Ne riproduce inizialmente, poi ne rivive e
interpreta i paesaggi tanto simili a quelli della sua terra.
Paesaggi, dove tra le querce autunnali contorte e le rovine antiche,
vivono piccoli borghi raccolti, che le dinastie castellane dei Grue
e dei Gentili si hanno lasciato e che il maestro Virgilio Mercuri ha
fatto tornare.
Cesare
Dall'Osso
«Collezionista Ceramologo» |
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